A giovane pianta
togliesti la linfa
che ancor nutre
materna e disfatta
fra trilli di bimbi
altri bimbi.
Ormai
non ha più paura
del vento
o, forse,
lo teme ancor più
se, chiuse
le imposte del cuore,
non ode lo strazio
del sibilo acuto
che porta un lamento:
--anch’iiiooo ho bisognooo
di linfaaaa!!! –
son tronco d’autunno
che finge la vita
senza radici
ed ora
che anche la chioma
si agita al vento
del nuovo domani
ogni volta
che vola una foglia
lascia il segno
di un graffio sul cuore.
A lenire
una goccia
potrebbe bastare
ma intorno è deserto
e il tronco,
per darsi ristoro,
versa lacrime
calde d’affetto.

colori d'autunno

 
martedì, 29 aprile 2008
gruppo folk

sono reduce dauna bella esperienza  fatta in Albania con il mio gruppo folkloristico. Questo è l'articolo uscito sui giornali locali.

 In occasione del festival internazionale del folklore svoltosi a Kavaja, in Albania dal 24 al 26 aprile,  il gruppo folkloristico  “I figli dell’aquila” di Frascineto è stato invitato  dagli organizzatori  e dalle autorità istituzionali albanesi  a presenziare la kermesse,  a cui hanno partecipato quattordici gruppi stranieri, come ospite d’onore.

Una prospettiva allettante per un gruppo arbëresh e un invito prestigioso per un’associazione culturale che pone le sue basi  e il suo sguardo su una cultura minoritaria proveniente proprio dall’Albania; un appuntamento assolutamente da non mancare.

Mosso da questa  consapevolezza e dalla  voglia di regalare un sogno al piccolo Tanir, il  Presidente dell’Associazione, Pasquale Bruno ha accettato  con determinazione la sfida degli scettici  e, pur fra gli innumerevoli ostacoli burocratici e non, ha dimostrato di saper  guidare, ancora una volta con paterna autorevolezza,  i giovani e i bambini del suo ormai storico gruppo folk oltre i confini nazionali.

Tanir è un bambino di 10 anni, nato da Ari Alla e  dalla Professoressa Lina Santagada di Frascineto,   il piccolo, da un anno   fa parte del minifolk del gruppo arberesh, ma da quando è nato egli sogna di poter posare i suoi piedini sul suolo natio del suo papà: appunto l’Albania e precisamente la città di Kavaja.

La realizzazione del sogno del proprio figlio era diventato, per Ari, uno scopo di vita, questo ha intuito Pasquale Bruno  a Frascineto e questo hanno intuito  a Kavaja il primo cittadino,Refik Rrugeja, lo zio di Tanir, Bernard Alla,  l’assessore alla Cultura, Tauland Biturku e il direttore artistico,  Kujtim Shtini e su questo, da mesi  tutti insieme hanno lavorato .

Il festival e l’invito sono stati gli strumenti dell’incontro, un incontro  fra gente che ama la gente, ma anche di cultura che chiama cultura.  E sulla scena Skiptar la cultura artbëreshe , dall’alto  della sua  sofferta esperienza plurisecolare, esibita con orgoglio e bravura dai figli dell’aquila, ha strappato  lacrime di meraviglia e ovazioni fragorose.

L’incredulità nel constatare quanto amore leghi ancora   l’arbëresh a quella terra  ormai lontana nel suo tempo, La  familiarità con  i  soggetti dei  balli e dei  canti arbëreshë  hanno  gettato forse  nel cuore di quel pubblico curioso il  seme di un amore patrio  sopito tra le  lusinghe mediatiche e così,  fra le note dell’inno nazionale albanese cantato con trasporto dal gruppo arbereshe,  le donne di quel pubblico, in commovente processione,  hanno  donato  a Tanir e alle donne di Frascineto fasci e fasci  di fiori.  

La trasferta in Albania e la visita dei luoghi del cuore arberesh  (Kruja, Tirana, Durazzo, ecc,) ha rappresentato, soprattutto per i più piccoli del minifolk, una tappa fondamentale e un momento culturale impagabile  per la conoscenza e l’affermazione della propria particolarità etnica,  la realizzazione , cioè, di uno dei più importanti obiettivi dell’Associazione culturale e folklorica dei Figli dell’aquila: “Valorizzare il prezioso patrimonio storico-culturale-artistico tramandato dai nostri avi provenienti dall’Albania e  mantenere vivo nelle popolazioni arbereshe l’amore verso le proprie tradizioni “;

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sussurrato da: cema54 alle ore 22:38 | Permalink | commenti (9)
categoria:
sabato, 22 marzo 2008

Signore Gesù Cristo

Mi accosto al tuo dolore

a quella sofferenza immane

che non posso capire.

Congiungo il mio cuore al Tuo.

Sento il Tuo sorriso

la Tua mano che al di là di ogni pensiero

accarezza i miei domani.

Anche nella sofferenza della Passione

il Tuo cuore ci avvolge, mi avvolge

in un immenso abbraccio di Pace.

Mentre muori

per ognuno dei nostri cuori

il Tuo Amore

si trasforma in un'immesa pioggia

di fiori di pesco.

Delicatezza sublime di nuova Primavera.

Orofiorentino

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sussurrato da: orofiorentino alle ore 14:57 | Permalink | commenti (26)
categoria:lultimo saluto
mercoledì, 13 febbraio 2008

 

Mentre rubavo

un pò di sonno al tempo

sopra una branda

avvezza a ogni doglia

ho consumato il labbro nella prece

strappato a morsi risi senza voglia

dentro la gola offesa dal travaglio

e occhi incisi dal logorio del mondo

versavan calde lacrime di bimbo.

Come vorrei adesso contagiarti

con le certezze delle mie speranze

come vorrei regalarti un canto

gettare acqua sopra lo sgomento

svegliarti e dirti ch'era un brutto sogno.

Come vorrei lambirti le ferite

porgerti un lume nella notte fonda

farti capire che per nulla al mondo

ti lascerei travolgere dall'onda.

 

13 febbraio 2007 uno dei giorni più dolorosi della mia vita,  mentre tu ti sottoponevi , per otto  interminabili ore ad un delicatissimo intervento  chirurgico al cervello, io piangevo, pregavo, speravo.

Oggi 13 febbraio 2008 io sono qui  ancora in preghiera,non più per chiedere, ma per ringraziare il Signore perchè sei con me  forte come prima.

14 febbraio 2007, mentre tu solo e sperduto in quell'immensa sala di terapia intensiva piangevi,  soffrivi, forse mi pensavi, io, altrettanto sola  e sperduta  in quel corridoio infinito  volevo farti sentire meno solo perciò  ti ho scritto su un foglio di fortuna " ti amo, mi manchi amore mio, buon san Valentino"  poi, furtiva,  con la complicità di un angelo col camice bianco  te l'ho mandato, e tu, oggi quel foglio lo custodisci gelosamente fra  le tue cose più care.

14 febbraio 2008 ti scrivo ancora : ti amo, grazie di essere rimasto ancora insieme a me, buon San Valentino per tanti, tanti, tanti altri anni ancora insieme per  continuare a fare miracoli col nostro amore.

E ricordando quel San Valentino, ti ripropongo i  miei versi di speranza con un nuovo titolo: "E' STATO SOLO UN BRUTTO SOGNO"

continua a fidarti del mio amore!

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sussurrato da: cema54 alle ore 18:17 | Permalink | commenti (52)
categoria:
sabato, 02 febbraio 2008

 

S’è stanco il piede
sulla via dell’odio
e vuole trascinarti
nell’oblio
non indugiare
fra ripensamenti
ma fermati a bussare
alla mia porta.

Io spalerò la neve
sulla soglia,
accenderò la legna
nel camino
vi getterò il fardello
che mi ambascia
poi imbandirò il desco
del perdono,
dischiuderò lo scrigno
della pace
e ti regalerò
magico abbraccio.

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sussurrato da: cema54 alle ore 17:00 | Permalink | commenti (16)
categoria:poesia
lunedì, 21 gennaio 2008

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Strangers In The Night

Strangers in the night exchanging glances,
wond'ring in the night what were the chances


we'd be sharing love
before the night was through


Something in your eyes was so inviting,

something in your smile was so exciting,


something in my heart
told me I must have you.


Strangers in the night,
two lonely people we were.


Strangers in the night
up to the moment.
When we said our first hello.

Little did we know.

Love was just a glance away,
a warm
embracing dance away.


And ever since that night, we've been together.

Lovers at first sight in love forever.


It turned out so right
for strangers in the night.


Love was just a glance away,

a warm embracing dance away.


Ever since that night, we've been together.

Lovers at first sight in love forever.


It turned out so right
for strangers in the night.


Doo dee doo bee doo, doo doo do dee da,

da da da da da, ya ya ya.

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sussurrato da: cema54 alle ore 18:30 | Permalink | commenti (14)
categoria:
giovedì, 17 gennaio 2008

Milano per me è troppo lontana, perciò vi giro questo invito e vi auguro  un'ottima serata

Sabato 19 gennaio 2008

Presso

il TEATRO SILVESTRIANUM

 ( Via Maffei, 29  - MILANO)

“L’ASSOCIAZIONE

CARIATESI A MILANO”

presenta

LA FESTA

DEL RITORNO

di
Carmine ABATE e Cataldo PERRI

reading di letteratura e musica

Quando le pagine di un grande scrittore si incontrano con un miusicista nei meandri della diaspora Calabra.

INGRESSO LIBERO

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sussurrato da: cema54 alle ore 21:53 | Permalink | commenti (7)
categoria:
sabato, 12 gennaio 2008
 

 Per aderire all'iniziativa di COMICOMIX  che sostiene la Lotta al Neuroblastoma (un tumore dell'infanzia che rappresenta la prima causa di morte in età pediatrica), ho scelto di pubblicare  una  mia poesia che tratta proprio del sorriso inteso come  espressione dell'anima, e una poesia di   P. Faber dal titolo "Valore di un sorriso" 

Oltre...

 

Fu il tuo sorriso

a rivelarmi

un cuore senza rughe.

Spesso s’indugia

dietro l’apparenza,

la nube nera

sempre oscura il cielo,

dietro, però,

si sa,

nasconde il sole.

Valore di un sorriso

 


Un sorriso non costa nulla e rende molto.
Arricchisce chi lo riceve,
senza impoverire chi lo dona.
Non dura che un istante,
ma il suo ricordo è talora eterno.
Nessuno è così ricco da poterne fare a meno.
Nessuno è così povero da non poterlo dare.
Crea felicità in casa;
è sostegno negli affari;
è segno sensibile dell'amicizia profonda.
Un sorriso dà riposo alla stanchezza;
nello scoraggiamento rinnova il coraggio;
nella tristezza è consolazione;
d'ogni pena è naturale rimedio.
Ma è bene che non si può
comprare, né prestare, né rubare,
poiché esso ha valore  solo nell'istante in cui si dona.
E se poi incontrerete talora chi non vi dona l'atteso sorriso, siate generosi e date il vostro;
perché nessuno ha tanto bisogno di sorriso
come chi non sa darlo ad altri

[P. Faber]

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sussurrato da: cema54 alle ore 21:26 | Permalink | commenti (11)
categoria:un sorriso lungo un anno
domenica, 06 gennaio 2008

Lungo la strada

che portava al Sole
io ti ho incontrato
ma non ti ho veduto
e su quella strada
poi mi son perduta;
potessi ritornare
capirei!

Ora il sentiero
si fa più tortuoso,
il lume non vedo
che guida il cammino

vorrei……………

ma non posso
aiutami Tu.


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sussurrato da: cema54 alle ore 21:50 | Permalink | commenti (20)
categoria:poesia
mercoledì, 26 dicembre 2007

BUON  NATALE  A  TUTTI

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sussurrato da: cema54 alle ore 17:54 | Permalink | commenti (24)
categoria:
venerdì, 21 dicembre 2007

 

L’arte dell’icona nasce nella Chiesa e per la Chiesa, è una creatività che si alimenta nell'obbedienza ai canoni da essa fissati, come via alla rivelazione del volto di Cristo di cui tutta la realta’ consiste. Per questo, tecniche e procedimenti restano intatti nei secoli, tramandandosi di generazione in generazione.

L'icona della Nativita' rientra nella tipologia delle feste del Signore.

Le feste del Signore ripercorrono la storia della salvezza, narrandone gli eventi principali.

Non v'e' distinzione tra avvenimenti gloriosi e dolorosi, perche' in ognuno di essi è celato il significato del mistero redentivo:

cosi' nel Natale, festa della gioia, e' sottolineato l'aspetto della morte che attende il Cristo per la salvezza dell'umanita'.

In questa icona si notano i tre personaggi della Sacra Famiglia:

Maria, la madre di Gesu’ nel terzo concilio ecumenico di Efeso (431), è proclamata Theotòkos (Madre di Dio), perche’ il Frutto del suo grembo è veramente Dio. Maria nell’arte iconografica, è sempre stata rappresentata con il suo figlio Gesù, per attestare la fedeltà di Dio, che secondo le sue promesse, fa germogliare da Iesse il Messia, e la vera umanità del Figlio di Dio fattosi uomo.

Il capo coperto di Maria indica la sua docilità alla volontà del Padre, la sua vita che è stata tutta adorazione del mistero di Dio: "Eccomi, sono la serva del Signore, avvenga di me quello che hai detto" (Lc. 1,38).

La sottomissione della nostra volontà alla volontà del Padre, fino a fare esistere una sola volontà, la sua, è il compimento della salvezza.

Maria è per noi modello vivente di tale docilità. La sua grande mano, tanto evidente al centro dell’icona sostiene Gesù, la fonte della vita, "l’unico mediatore fra Dio e gli uomini (1 Tm 2,5).

Nella varietà dei tipi canonici, l’icona della Madre di Dio, viene sempre rappresentata con elementi caratteristici:

i colori della veste e del manto sono l’inverso dei colori di Cristo. Infatti Maria, discendente di Adamo, ha sempre la veste azzurra, colore della creazione, ma è anche ammantata di porpora, colore della divinità e della regalità, perché è stata scelta da Dio come Madre del re del mondo.

Le tre stelle, sul capo e sulle spalle, sono un antico simbolo siriaco di verginità (veniva ricamato sul velo nuziale delle principesse), che sta a significare la verginità perfetta di Maria: prima, durante e dopo il parto. La verginità di Maria non è soltanto integrità fisica, ma anche integrità spirituale, espressione della sua completa ed esclusiva donazione a Dio. Perciò Maria è la Panaghia, la tutta santa, "Ave, o piena di grazia, il Signore è con te!" (Lc. 1,28) Gesù nascendo da Maria, l’ha resa madre, però Gesù è anche Figlio di Dio e potè lasciare integra la carne di colei che gli diede carne. E lo fece.

San Giuseppe semplicemente vestito e con le mani tese a presentare il figlio, dall'aspetto sereno, e' alla destra nell'icona ma non su un sasso principale (spetta a Maria il trono) il colore della veste e' colore della luce (oro) e il colore può' variare dall'oro al verde.

Il padre di Gesù e' colui che e' reso somigliante, per grazie e per amore a Cristo, all'icona di Dio impressa all'atto della creazione nel cuore di ogni uomo, e deturpata dal peccato originale.

La santita' trova quindi il suo unico fondamento e modello nella redenzione operata da Cristo, e si rispecchia poi in una pluralita' dei carismi e forme di santita' sgorgati nella Chiesa nel corso dei secoli.

San Giuseppe appartiene alla tradizione della Chiesa Universale.

Il bambino e' avvolto in bende e in un a culla che non e' altro che il futuro sepolcro… dentro una grotta…..e' qui la sottolineatura riguardo l'aspetto della morte che lo attenderà per la salvezza dell'umanità.

La roccia spezzata ricorda la croce che con la morte di Gesù' fende la roccia e ci fa ritornare ad Adamo il primo uomo..e al velo del tempio strappato…

La croce che allude alla futura resurrezione.

Intorno alla Sacra famiglia, la storia della salvezza dall'annuncio ai pastori (in alto a destra), magi e figure d'angeli oltre che a pecore e un pastore.

Lo sfondo (generalmente dorato) rappresenta la luce incerata di Dio in cui Cristo-Uomo e' immerso, e il nimbo (aureola), anch'esso d'oro, e' il simbolo della luce divina irradiata da Cristo-Dio.

 

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sussurrato da: cema54 alle ore 22:48 | Permalink | commenti (15)
categoria:spiritualità bizantina
Qualcosa di me
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"Basterebbe un rigurgito d’amore per colorare un mondo in bianco e nero ed allentare la morsa del globale" sono convita che basti veramente poco per cancellare il grigiume del mondo, per quel poco, però, devono lavorare in tanti. E... i poeti? siamo un esercito, insieme ce la faremo!
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Tieni sempre presente che la pelle fa le rughe, i capelli diventano bianchi, i giorni si trasformano in anni. Però ciò che é importante non cambia; la tua forza e la tua convinzione non hanno età. Il tuo spirito e` la colla di qualsiasi tela di ragno. Dietro ogni linea di arrivo c`e` una linea di partenza. Dietro ogni successo c`e` un`altra delusione. Fino a quando sei viva, sentiti viva. Se ti manca cio` che facevi, torna a farlo. Non vivere di foto ingiallite… insisti anche se tutti si aspettano che abbandoni. Non lasciare che si arruginisca il ferro che c`e` in te. Fai in modo che invece che compassione, ti portino rispetto. Quando a causa degli anni non potrai correre, cammina veloce. Quando non potrai camminare veloce, cammina. Quando non potrai camminare, usa il bastone. Pero` non trattenerti mai!
(Madre Teresa di Calcutta)

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